Leonardo Da Vinci, lo storytelling e i render 3d

In questi giorni, e fino al 14 giugno, Palazzo Magnani a Reggio Emilia ospita una mostra sulle ricerche artistiche di Piero della Francesca.

Per la prima volta dopo oltre 500 anni, l’intero corpus grafico e teorico del maestro di Sansepolcro: i sette esemplari del De Prospectiva Pingendi, i due codici dell’Abaco , il Libellus de quinque corporibus regularibus e Archimede.

A partire dalle osservazioni dei solidi perfetti di Platone, passando per Euclide ed arrivando a Leonardo, la mostra “mette in scena” gli interrogativi che hanno portato questi giganti del sapere a concepire le tecniche sulla resa prospettica. Dopo di lui molti altri hanno portato avanti le ricerche, da Leon Battista Alberti a Giovanni Bellini, da Albrecht Dürer a Michelangelo. Le riflessioni vertevano (e vertono tutt’oggi) su domande del tipo: come rendere la terza dimensione su di un foglio o un muro? Come far sì che le deformazioni dovute a strutture architettoniche ed al nostro punto di vista vengano integrate in modo tale da “scomparire” ai nostri occhi?

De Prospectiva Pingendi

Ciò che ho trovato interessante è capire come la novità innescata dal pittore/matematico abbia prodotto effetti di cui noi non siamo consapevoli ma che invece tocchiamo con mano ogni giorno in agenzie di comunicazione. Collaborando con aziende del mondo del design uno dei temi di fondo che emerge è quello di creare immagini che abbiano appeal, che suscitino meraviglia che siano vere ed efficaci. Per far questo si utilizzano tecnologie avanzate quali fotografie e video di alta qualità, HDe ultra HD, 3D rendering, computer graphics e realtà virtuale. Sempre più si cerca di far sì che queste immagini non siano solo realistiche ma che sappiano trasmettere emozioni e raccontino storie. Tutti questi temi così attuali, sono presenti nelle ricerche di Piero della Francesca e di chi, prima e dopo di lui, ha elaborato le teorie matematiche ed artistiche che ci permettono oggi di realizzare certi progetti visivi. Per questo passeggiando lungo i corridoi e le stanze del percorso espositivo ho avuto la percezione evidente di essere parte di processi vastissimi, di cui io posso comprendere solo una piccolissima porzione.  Poter osservare da vicino questi tomi manoscritti di algebra e geometria è qualcosa in più di un’esposizione di libri su come disegnare con le corrette proporzioni figure tridimensionali su una tela: è prendere coscienza delle nostre radici, del nostro futuro e di come spesso abusiamo di alcuni termini.

Parliamo di innovazione quasi fosse una novità assoluta dei nostri tempi, senza riconoscere che l’innovazione sia insita nel nostro DNA. Se negli ultimi cento anni abbiamo senz’altro assistito ad uno sviluppo esponenziale di tecnologie e soprattutto ad una diffusione globale della conoscenza non dobbiamo farci trarre in inganno.

Il lavoro di tante Aziende oggi è quello di applicare teorie e sperimentarne di nuove accettando il rischio e anche il fallimento, a volte il nostro miglior alleato. In questo senso una lezione di marketing (e di vita) ci proviene proprio da Michelangelo, il quale dovette rivedere le sue posizioni sul disegno prospettico (e ridipingere niente di meno che la Cappella Sistina) dopo un primo deludente risultato.

Guardando quel capolavoro noi oggi non pensiamo più al fallimento ma ad un grande successo, reso possibile, oltre che da  un incommensurabile talento, dalla forza di chi non si arrende, di chi prova, di chi si mette in discussione per creare davvero qualcosa di unico: la propria opera.

Che si tratti di un grande dipinto, un video promozionale, un testo per un sito internet o una strategia di marketing digitale spero che queste storie possano essere d’ispirazione per voi come per me.